RECENSIONE di “GRATA AURA” di MARCELLA NARDI
Breve biografia e bibliografia dell’autrice:
Marcella Nardi nasce nel borgo medievale di Castelfranco Veneto. Laureatasi in Informatica, svolge la sua attività lavorativa in questo campo tra Segrate e Milano, il cuore industriale italiano, per ben ventidue anni, questo impegno lavorativo la porterà nel 2008 a trasferirsi negli Stati Uniti, a Seattle, dove attualmente vive.
Amante della narrativa investigativa e della storia e letteratura medievali di cui la sua terra è ricca, coltiva tra fotografia e viaggi la sua maggiore passione, quella dello scrivere. Il suo punto di riferimento è nell’ambito dei generi Giallo e Romanzo erotico. Infatti, le sue pubblicazioni seguono l’intersecarsi trasversale di questi due filoni. Per il genere Giallo dà vita ad una prima serie con “Via San Vitale, 1: Un’indagine della giovane Marcella Randi“, ambientato a Milano, dove presenta il personaggio specchio e acronimo di se stessa, seguito da “Vendetta“, “L’apparenza inganna“, “Rapiti” e “Amori e vecchi rancori“. Mentre nel 2011 come appassionata di storia medievale partecipa, con un primo racconto che farà parte poi del suo primo libro del genere “Medioevo in giallo“, e conquista il Premio Letterario Italia Medievale PHILOBIBLON. In seguito, nel 2014, vince il Primo Premio al concorso “Italia Mia”, indetto dalla Associazione Nazionale del Libro, Scienza e Ricerca, con il suo racconto ambientato a Gradara che farà poi parte dell’antologia composta dai sei gialli medievali di “Grata Aura & altri gialli medievali”, opere tutte che troverete pubblicate con Amazon in Self-Publishing.
Sinossi:
Questi sei racconti, che si dispiegano in crescendo, mostrano l’evoluzione delle tecniche della narrazione dell’autrice, Marcella Nardi. Vi troviamo perizia e documentazione, inserzione di citazioni storico-letterarie famose contestualizzanti che introducono di volta in volta le singole storie combinate con una dose d’immaginazione dell’autrice. Questa è la ricetta di Marcella nell’affrontare la riscrittura in chiave giallo-romantico di eventi storici reali o miti letterari tragici che hanno visto il coinvolgimento di figure di donna sfortunate e avvilite dal loro destino. Ingredienti tutti, combinati con il pizzico di fantasia, che introducono il “se fosse andata diversamente …” oppure il “se si fosse esercitato il libero arbitrio” ad eventi poi riscritti per regalare al lettore, se non un lieto fine, almeno un barlume di felicità temporanea – temporale:
-al primo racconto, il narratore “in prima persona” è la protagonista, la riconoscibile Francesca con il Paolo degli “Amanti di Gradara“, sì sono gli stessi citati da Dante nel suo “Inferno“. A loro l’autrice vuole regalare un “lieto fine” segreto a Milano;
-al secondo racconto, la voce del narratore passa dalla protagonista Angelica di “la vendetta va servita fredda” a ciascun attore che diviene protagonista di ciascun capitolo, con un Marco Polo che, in difesa del suo “libero arbitrio” e a dispetto degli usuali matrimoni combinati, disattende la storia ufficiale sposando la donna dei suoi desideri (Angelica) e perciò incorre nella punizione paterna, punizione a cui però saprà apporre l’ultima parola…;
-al terzo racconto, il DNA “universo all’interno di noi stessi“, il narratore diviene onnisciente in prima battuta, a indicare un’entità che consce i segreti di tutti e “ci guarda come cavie da laboratorio“. Il viaggio temporale inizia nel Neolitico, nella caverna di Lot e Kabira, agli albori dell’umanità e la voce narrante si scompone in un’orchestra di voci che raccontano le loro vicende, per arrivare a un Tommaso d’Aquino custode di quella “verità sull’origine della specie umana” a lui rivelata nell’abbazia di Fossanova, passare il segreto, veicolo di un viaggio avanti e indietro nel tempo, in un vortice di anticipazioni, prolessi e analessi, flashback (come il salto al Laboratorio del CERN di Ginevra, il ritorno dalla grotta a Cesare, perfino alla “clonazione” di Carlo Magno) incontrando un’ininterrotta catena di delitti oscuri che si ripetono come vere e proprie condanne a morte, ereditate di generazione in generazione, che troveranno infine la loro rivelazione di nuovo al CERN di Ginevra in una corrispondenza, lasciata da Antonio a suo nipote Luigi su di una supposta “creazione di una nuova razza“… ne sanno qualcosa magari sul pianeta Krios…
-al quarto racconto, “La schiavitù” lo Spannung riscende, è una sedicenne Lucilla che, dal Castello de Bardi, vicino Genova, ci racconta alla veglia del suo felice matrimonio della sua infanzia felice a Ravenna… ma rapita da mercanti di schiave per esaudire la lussuria di famiglie potenti di una Roma opulenta, si trova a essere venduta come “carne fresca” per nobili potenti, come i temuti Orsini o altrimenti Califfi arabi. Ribellarsi? Impossibile! Solo un raro “fato” propizio sarà artefice della sua riscattata felicità;
-al quinto, “occhio per occhio” la voce del narratore estraniato si fa descrittiva, non sa ne conosce più del lettore. Il racconto è alternato da dialoghi tra i fraticelli amanuensi intenti, agli albori del primo millennio, alla meticolosa e faticosa disciplina della copiatura di antichi testi. Leandro ne sente la fatica dei tanti anni passati allo scriptorium, i ricordi di gioventù riaffiorano, ma quale “Dio crudele” gli ha imposto quella vita di privazioni che ora lo fa sentire vecchio e stanco? Una rigida disciplina imposta dall’alto della gerarchia dell’Abate De la Croix che impartisce frequenti e dure punizioni… E’ di nuovo è il “fato” che fa’ scoprire a Leandro il segreto della corruzione dell’Abate e degli alti prelati suoi pari, attraverso la consegna di “rieducazione” di un giovane monaco (in realtà una donna) considerato “riottoso“… Anche qui la fantasia dell’autrice dà una svolta tutta sua alla storia, che ricorda “Il nome della Rosa” di Umberto Eco, anche qui, contro tutte le evidenze storiche giunte fino a noi Marcella impone in favore del protagonista il suo finale positivo;
-al sesto, “al rogo, al rogo” si ritorna alla Lombardia degli Sforza che assegna a Gasparo Vimercate il feudo della Brianza del XIV secolo, una storia di condottieri e compagnie di ventura, dove il feudatario è ben felice di esercitare il “Jus primae noctis” con le povere fanciulle del contado. La voce del narratore estraniato è sempre descrittiva e la storia si svolge nei dialoghi tra i protagonisti tra cui la povera Ludmila. La giovane malcapitata viene nascosta inutilmente nelle cucine con i servitori, con la speranza di sfuggire al suo triste destino che però, come la storia, sarà implacabile.
Buona e intrigante lettura …
Recensione scritta da Anna Chiaraluce 17 dicembre 2019
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REVIEW of the Medieval Thriller
“GRATA AURA & other Medieval Novels” by Marcella Nardi
Short biography and bibliography of the author:
Marcella Nardi was born in the medieval village of Castelfranco Veneto. Graduated in Computer Science, she has worked in this field in Segrate and Milan, the Italian industrial heart, for twenty-two years. This work commitment then led her to move to the United States, in Seattle, where she currently lives.
As a lover of investigative narrative and of medieval history and literature, of which her land is rich, she cultivates her greatest passions of writing and photography. Her referrals are to be found in the Thriller-Detective Stories and the erotic-romantic Romance genre. In fact, her publications follow the transversal intersection of these two strands. For the Thrillers genre she gave life to a first series with the publication of “Via San Vitale, 1: An investigation by the young Marcella Randi“, a Detective Story set in Milan, where she presents her mirror character named with the acronym of her own name, followed by “Vendetta” (Vengeance), “L’apparenza inganna” (Appearance deceives), “Rapiti” (Kidnapped) e “Amori e vecchi rancori” (Love and old grudges). While in 2011, as a lover of medieval history, she took part, with a first novel that would be part of her first book of the genre “Medioevo in giallo” (Medieval Thriller), winning the edieval Italy’s Literary Award PHILOBIBLON. Later, in 2014, she won the First Prize in the “Italia Mia” contest, organized by the National Association of Book, Science and Research, with her novel set in Gradara, which would then be part of the medieval thriller anthology, composed of the six novels contained in the current publication “Grata Aura & other medieval novels“, all works that you will find published with Amazon in Self-Publishing.
Synopsis:
These six stories, which unfold in crescendo, show Marcella Nardi’s evolution in narrative techniques. We find here the expertise and documentation of the writer, insertion of famous historical-literary citations contextualising and introducing each individual novel, combined with a plot that expresses a dose of the author’s imagination. This is Marcella’s recipe in addressing the thriller-romantic interpretation and rewriting of real historical events or tragic literary myths that have seen the involvement of woman figures who have been unfortunate and demeaned by their sad destiny. All ingredients, combined with the pinch of imagination, which introduce the hypothesis “what if it had gone differently…” or “what if the free will of the protagonist had been exercised” to events then rewritten to give the reader, if not a happy ending, at least a glimpse of temporary – temporal happiness;
-In the first novel, the narrator speaks “in the first person“, she is the protagonist, the well-known Francesca with the Paolo of the “Gradara Lovers”, and yes they are the same ones mentioned by Dante Alighieri in his “Divine Comedy”. The author wants to give them a secret “happy ending” in Milan;
-In the second novel, the narrator’s voice shifts from the protagonist Angelica of “Revenge Is Best Served Cold” to each actor who becomes the protagonist of each chapter, with a Marco Polo who, in defense of his “free will” and in spite of the usual practice of arranged marriages, disregards official history by marrying the woman of his desires (Angelica) and therefore incurs paternal punishment, punishment to which however he will be able to have the last word … ;
-In the third novel, the DNA “universe within ourselves“, the narrator becomes omniscient in the first instance, to indicate an entity that is aware of everyone’s secrets and “looks at us as laboratory guinea pigs“. The temporal travel begins in the Stone Age, in the cave of Lot and Kabira, at the wake of humanity, and the narrating voice splits in an orchestra of voices telling their vicissitudes, going up to that of a Tommaso d’ Aquino who becomes caretaker of a revealed “truth on the origin of the human species” in the abbey of Fossanova, passing the secret on as a vehicle of a journey ahead and behind in the Time, in a vortex of anticipations, prolepsis and analepsis, flashbacks (like the jump forward to the Laboratory of the CERN of Geneva, and back to the cave of Lot and Kabira, jumping to Cesar, and even then to “cloningCharlmagne) meeting an uninterrupted chain of dark crimes, repeated like true death sentences, inherited by generations, which will at the end find its revelation, again at the CERN of Geneva, in a correspondence left by Antonio for his grandson Luigi about a supposed “creation of a new race”… maybe someone knows something more about it on Krios planet…
– In the fourth novel, “Slavery”, the Spannung decreases. It is the sixteen year old Lucilla, from the the Castle of the Bards near Genoa on the eve of her happy wedding, telling us of her story of a happy infancy in Ravenna… but how, kidnapped by some slave traders to exhaust the luxurious desires of powerful families of an opulent Rome, she found herself being sold like “fresh meat” to powerful aristocrats, like the feared Orsini or otherwise to Arabic Caliphs. Rebel? Impossible! Only a rare propitious “fate” will be the architect of her redeemed happiness;
-In the fifth novel, “Eye for an Eye” the voice of the narrator is descriptive, estranged, he/she is unknown and does not know more than the reader. The recount is alternated by dialogues between the amanuensis friars intent, at the dawn of the first millennium, on the meticulous and laborious discipline of copying ancient texts. Leandro feels the fatigue of the many years he spent at scriptorium, memories of youth resurface, but what “cruel God” imposed on him that life of deprivation that now makes him feel old and tired? A strict discipline imposed from the top of the hierarchy of the Abbot De la Croix that imparts frequent and harsh punishments … It is again “fate” that makes Leandro discover the secret of the corruption of the Abbot and his senior prelates, through his assignment of the “re-education” of a young monk (actually a woman) considered “riotous” … Here too, the imagination of the author gives a turning point all of her own to the story, which recalls “The name of the Rose” by Umberto Eco. Also here, against all historical evidence that has come down to us, Marcella imposes her positive ending favouring the destiny of the protagonist;
– In the sixth novel, “To the stake, to the stake!” we return to the Lombardy Region of the family Sforza, which assigns to Gasparo from Vimercate the Fief of the Brianza of the XIV century. This is a story of condottieri and companies of fortune, where the feudal lord is happy to exercise his “Jus primae noctis” right with the poor maidens of the countryside. The voice of the narrator remains descriptive, alienated, and the story is told in dialogues between the various protagonist actors including the poor Ludmila. The young unfortunate woman is uselessly hidden in the kitchens together with the servants, with the hope of letting her escape a sad destiny, which, however, like history, will be implacable.
Good and intriguing reading …
Review written by Anna Chiaraluce 17 December 2019
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